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​“Innamórati di Te” a Bologna

La seconda tappa dell’anno del progetto di Codere Italia contro la violenza sulle donne 


Continua senza sosta il progetto itinerante “Innamòrati di Te” ideato da Codere Italia. Dal 2015, la multinazionale spagnola che opera nel settore del gioco legale, fa tappa nelle principali città italiane per sensibilizzare tutti sul tema della violenza contro le donne. 
Presso la sala conferenze de “Il caffè della Corte” il 26 settembre si sono dati appuntamento rappresentanti delle istituzioni locali, esponenti delle forze dell’ordine, medici, associazioni territoriali e addetti ai lavori. 
Nel 2016 in Emilia Romagna - secondo i dati del Coordinamento dei centri antiviolenza della regione - si contano 11 femminicidi e 4 tentati. Quasi il 50% in più rispetto ai 6 casi del 2015. Non va meglio nel 2017: a gennaio la notizia del primo caso dell’anno con la morte, per mano dell’ex compagno, di una donna a Parma; ad agosto il famoso stupro di Rimini contraddistinto da una sconvolgente brutalità.
All’incontro, moderato dal giornalista RAI, Nelson Bova, ha partecipato Adriana Cogode, Viceprefetto Vicario della Prefettura di Bologna che ha sottolineato come la violenza sulle donne sia uno di quei fenomeni in cui le istituzioni devono necessariamente unirsi per fare rete, poiché le sfaccettature sono tante e diventa complicato gestirlo dal punto di vista sociale, sanitario, penale. Entrano in gioco diversi aspetti: da un lato il contrasto e dall’altro l’azione di prevenzione, che va di pari passo con quella educativa.  
Secondo le statistiche riferite al 2016 del Piano d'azione contro la violenza sessuale e di genere del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono ben 870 le chiamate che arrivano al Numero di Pubblica Utilità 1522 dall’Emilia Romagna, ossia il 4,98% del totale nazionale.
L’intervento di Susanna Zaccaria Assessore Pari opportunità e differenze di genere, Contrasto alle discriminazioni, Lotta alla violenza e alla tratta sulle donne e sui minori Comune di Bologna, ha messo in luce come non ci si trovi oggi davanti ad un’emergenza: da decenni infatti i centri antiviolenza raccolgono i numeri del fenomeno. Servono quindi iniziative che puntino sulla consapevolezza che il problema è socioculturale: c’è un controllo, una sopraffazione di un genere sull’altro che viene attuato in diverse forme. In Emilia Romagna esiste dal 2014 una legge di parità che affronta il tema della violenza sotto tutti i punti di vista: educazione a scuola, il linguaggio da utilizzare, lotta agli stereotipi, etc. Aprirà inoltre a novembre anche un centro con dei percorsi di recupero per gli uomini maltrattanti, un ragionamento socioculturale che va in parallelo con quello che la donna fa in un centro antiviolenza per capire il perché di certe reazioni, azioni. 
Tra i rappresentanti delle istituzioni locali, presente all’incontro anche Elisabetta Scalambra, Consigliera delegata della Città metropolitana di Bologna, con delega allo Sviluppo Sociale, Pari Opportunità e Rapporti con il Consiglio Metropolitano che ha spiegato l’importanza del lavoro nelle scuole, al fine di stimolare una scuola inclusiva. Un lavoro che è stato fatto ad esempio grazie al progetto “Cosa da maschi” che ha coinvolto i ragazzi delle scuole affinché proponessero delle iniziative rivolte alle ragazze. Questo per far emergere i limiti che ci sono, e combattere un radicato stereotipo di genere. Una cultura attenta deve promuovere il dialogo sul territorio e affrontare i diversi tipi di violenza: fisica, psicologica, verbale e le conseguenze dirette di queste azioni come le ripercussioni sui minori e addirittura sui nascituri già dal terzo mese di gravidanza. 
La realtà del territorio dell’Emilia Romagna si mescola con la cultura presente, sempre più eterogenea e l’intervento di Ilaria Tarricone, Ricercatrice e Docente di Psichiatria, DIMEC- UNIBO e Psichiatra DSM-DP Ausl Bologna, ha fatto chiarezza sullo scenario degli atti drammatici di violenza, dove non c’è quasi mai una provocazione sessuale. Si tratta quindi di un pregiudizio, una valutazione sfasata prima della conoscenza. La psichiatria sociale insegna che è bene sempre guardare un fenomeno nella sua interezza, mettendo al centro le relazioni, invece di semplificare mettendo da una parte le donne che subiscono violenza, e dall’altro l’uomo che commettono volenza. Spesso quello che sfugge è la relazione malata che c’è in mezzo quando si tratta, ad esempio, di contrasti familiari.
Sul discorso dei migranti, a volte protagonisti di fatti di cronaca terribili, come la violenza per la strada, la Dottoressa Tarricone ha evidenziato come non potendo controllare i flussi migratori non rimane che un’attenta gestione, comprendendo che l’unica alternativa civile che abbiamo è condividere i nostri privilegi e alzare la soglia della sopportabilità del dolore con il quale queste persone si devono confrontare. 
È quindi importante che le Istituzioni intervengano sul territorio attraverso azioni concrete che partano dalla scuola e dall’educazione al rispetto dell’altro.
Federico Ruocco, Tenente Colonnello del Comando Provinciale dei Carabinieri ha fatto una panoramica su quello che è il lavoro delle forze di polizia - dello Stato, locale o specializzate – e dei vari ambiti in cui intervengono, in particolare quelli legati alle varie forme di violenza. Ha inoltre rilevato come le leggi create dal parlamento siano adeguate alla cultura generalizzata, alla disponibilità sociale ad accogliere quella normativa. In questo si inserisce il nuovo diritto di famiglia, che in Italia è stato varato nel 1975, il referendum sul divorzio del 1972, e solo sei anni più tardi, nel 1981, l’abolizione del delitto d’onore e il conseguente matrimonio riparatore.
La violenza sulle donne miete anche vittime invisibili, soggetti coinvolti a vario titolo il più delle volte minori, che percepiscono e subiscono a loro volta una violenza familiare.
Monia Gennari, Pediatra ospedaliero presso l'U.O di Pediatria d'Urgenza, Pronto Soccorso e Osservazione Breve Intensiva dell'Ospedale S. Orsola ha portato il suo contributo osservando che oltre il 70% delle donne che dichiarano di aver subito violenza ha figli, in oltre il 50% dei casi sono minori*. I sintomi dei bambini e delle bambine che subiscono violenza non sono uguali: le bambine tendono più ad interiorizzare i sentimenti e le situazioni vissute. Sono comunque sintomi riconducibili a disturbi del sonno, stati di agitazione e ansia, disturbi alimentari o gastrointestinale. Subire o anche solo percepire che succede qualcosa all’interno della famiglia, comporta uno stato di disagio che impedisce una crescita con una piena identità.  
Sul territorio sono attive diverse associazioni che con il loro lavoro contribuiscono alla tutela delle donne in difficoltà. In particolare in Emilia Romagna sono presenti, tra Centri antiviolenza e Case delle donne del territorio, 14 associazioni di cui 3 a Bologna (fonte Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna). 
Cristina Bignardi di Pace Adesso-Peace Now Onlus è intervenuta presentando i vari progetti dell’associazione che coinvolgono donne, donne che si prostituiscono e che vengono spesso ridotte in schiavitù, bambini, donne italiane e straniere con neonati fino a 3 anni. In particolare il progetto “La prevenzione non ha colore” vuole aiutare tutte quelle donne straniere che non si avvicinano a screening clinici (Pap-test e mammografie) arrivando in condizioni estreme in ospedale. Il valore aggiunto di questo progetto è la formazione delle donne e l’accompagnamento alle istituzioni sanitarie, perché queste donne non sanno neanche dove andare.  
Ma cosa può fare attivamente una donna? Può imparare a difendersi.
A questa domanda ha risposto Moreno Martelli, Maestro di Krav Maga che da una decina di anni tiene corsi in tutti i più prestigiosi licei di Bologna, confrontandosi con ragazzi e ragazze di 17/18 anni. A loro insegna che fare difesa personale vuol dire acquisire consapevolezza perché la violenza non si combatte con le armi, con gli spray al peperoncino ma si combatte con la consapevolezza dell’attenzione, dello stress. Imparare a difendersi vuol dire lavorare sulla conoscenza delle situazioni pericolose, su come riconoscerle nella realtà e su come gestirle per evitare lo scontro fisico e verbale. 
Ma che cos’è il Krav Maga? È una disciplina nata in Israele che unisce tecniche di attacco, di immobilizzazione e wrestling. Negli ultimi anni è diventato molto popolare nelle palestre come tecnica di difesa personale.  
Ha chiuso l’incontro Imma Romano, Responsabile Relazioni Istituzionali di Codere Italia, ricordando che quando è nato il progetto itinerante “Innamòrati di Te” non ci aspettava che il fenomeno potesse aumentare e radicalizzarsi sempre più. Codere Italia monitora con grande attenzione i fenomeni che hanno una ricaduta nel Sociale e vuole continuare ad operare in Italia associando sempre la responsabilità sociale con quella d’impresa. Il progetto vuole rappresentare un importante momento di vicinanza a tutte le donne, che sono oltretutto una parte cospicua della nostra clientela di Codere.

Dopo Bologna, il progetto “Innamórati di Te” continuerà il tour in Italia attraverso le città in cui Codere opera. Tutti gli incontri sono gratuiti e aperti al pubblico.

*Fonte Report monitoraggio dati 1522 anno 2016-Piano d'azione contro la violenza sessuale e di genere del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri

 


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